Critica

Riconosco in Ugo Felici doti innate e non comuni nel campo della espressività  pittorica. Uomo solitario, meditativo, capace di cogliere l’essenza di un risultato attraverso una visione essenziale e illuminata del soggetto trattato ed eseguito con qualunque tecnica.
Ugo esegue tutto attraverso un filtro pittorico che lo immette immediatamente per vie intuitive, nella tecnica prescelta al di là del decorso sintattico.
In Felici c’è una dinamica di sentimento che subito si traduce in immagine e a quella misura originaria e segreta, a quel punto commosso di distacco profondo, riconduce ogni suo segno, ogni tono e timbro di colore, per affermare una visione che nella sua cadenza realizzata in subitanea sintesi di luce e spazio, nasconde anche un palpito, una illuminazione del cuore.
Questa è la sua qualità  e novità , questo procedere lento e meditato nel lume dell’intuito e della commozione, un sentimento, il suo, che persegue sempre la vibrante liricità  della prima impressione.
L’esercizio continuo e paziente sulla realtà, sulla sua essenza di spazio e di forma ha permesso a Felici di maturare un linguaggio sicuro e tecnicamente perfetto. Lo ritengo un sensitivo che ha il potere, come pochi, di cogliere sempre l’essenza poetica della stessa realtà e della natura in genere.

Franco Fiorucci


Ricchi, armoniosi, confidenti, i suoi interni cantano con sguardi e gesti e carezze , la storia quotidiana del cuore.
I cromatismi si riscaldano in una segreta e meditata commozione oltre la quale si sentono le voci, il frusciare delle stoffe, il calore delle stanze e la felicità di viverci.
Tutto con grande misura, con poesia e intima gioia: bellissime figure esse vivono nella sicurezza di non essere ritratte, nello sfolgorio della loro naturalità , senza mai quindi scadere nell’istantaneo fotografico.

Ivana Baldassarri


 

 

Conservo, tra le cose più care un quadro di Ugo Felici che raffigura un gruppo di maschere con una barca al centro su una riva sassosa, una barca abbandonata come le figure che la circondano tutte avvolte in una atmosfera lattiginosa che ne assorbe i contorni e rende indefiniti sesso ed etc.
Una natura morta con persone vive o che si illudono di vivere.
Conosco pochi artisti che hanno saputo interpretare cosè bene la nuda verità del mattino dopo una notte brava. Alla luce naturale non è possibile mentire, l’illusione di poter eternare l’attimo si rivela per quello che è, il per sempre si rivela un attimo e si dissociano quelle che nel ballo sfrenato erano apparse una cosa sola: anima e corpo. Le maschere non coprono più il volto lo rivelano. In quella notte è passata una intera vita. Il tempo che fugge ha ripreso tutto il suo potere. Bisogna essere grandi per racchiudere tutto questo in un quadro, bisogna essere veri per farlo comprendere agli altri. Dalla visione di quel solo quadro ho capito che mi trovavo di fronte ad un artista sincero, capace di sintetizzare la condizione umana in una opera pittorica. Non sapevo allora che Ugo Felici avesse passato da poco i cinquanta anni, non sapevo che vivesse a Pesaro, ignoravo che fosse riuscito a trasferire sulla tela l’universo che gli urgeva dentro, solo dopo l’incontro con il maestro Franco Fiorucci. Non conoscevo altre sue opere e solo dopo averle viste ho capito che la mia prima intuizione era giusta. Ugo Felici ha un grande avvenire davanti a sé, a patto che non segua le mode e le accademie e si ritragga dal richiamo del denaro e dalle lusinghe del potere. Sappiamo di affidargli un compito immane, ma gli artisti non possono tradire se stessi, la pena sarebbe terribile ed a soffrirne non sarebbero solo loro ma noi tutti. Quindi avanti Felici, nel tuo nome è scritto il tuo ed il nostro destino.

Alberto Berardi

il Carnevale passa in fretta (la fine della festa)

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